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Alpinismo, spedizione in Groenlandia dell'Est

Aggiornamento: 3 gen


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La Groenlandia è l'isola più grande e allo stesso tempo lo Stato meno densamente popolato al mondo. Ha una superficie grande 7 volte quella italiana ma conta solamente 55 mila abitanti, stabiliti per il 90% sulla costa sud e ovest dove sorge la capitale Nuuk. Io e il mio compagno di avventura Andrea Ghitti abbiamo scelto quest'isola perché eravamo in cerca di un luogo ricco di montagne ancora da esplorare, cercavamo un luogo dove praticare un alpinismo puro ed esplorativo, un po' come quello che hanno vissuto gli alpinisti sulle nostre Alpi nel 1700/1800. Abbiamo scelto la Groenlandia dell'est perché è molto più selvaggia e isolata rispetto alla Groenlandia dell'ovest, poi perché a Tasiilaq (il paese che abbiamo scelto come punto base della nostra spedizione) vive da oltre 25 anni il grande alpinista ed esploratore estremo Robert Peroni il quale ci ha dato un grosso aiuto con gli spostamenti in barca oltre ad averci dato preziosi consigli sulla montagna da scalare.


La nostra avventura è iniziata il 2 agosto 2018 con partenza dall'aeroporto di Malpensa, dopo qualche problema con i voli nella tratta Reykjavik-Kulusuk arriviamo in Groenlandia e ci accorgiamo subito di quanto è isolato questo posto. Atterriamo a Kusuluk, un piccolo aeroporto con la pista in terra battuta, in men che non si dica saliamo sull'elicottero, destinazione Tasiilaq, che con i suoi 2.000 abitanti è la "metropoli" della Groenlandia dell'est. Lì conosciamo Robert e dopo aver noleggiato un telefono satellitare ed un fucile per difenderci dagli orsi (in Groenlandia è vivamente consigliato avere un fucile quando si esce dal paese) ci facciamo portare in barca ai piedi del ghiacciaio di Niaaligaq, dove, secondo Robert c'è la montagna più bella e difficile della zona.


ghiacciaio Groenlandia spedizione climbing

Allestiamo il campo base dove lasciamo un po' di attrezzatura superflua, abbiamo due zaini da 40 kg e dobbiamo alleggerirli un po' visto che dovremo camminare parecchio per arrivare ai piedi della nostra montagna. L'8 agosto partiamo dal campo base e ci portiamo verso il ghiacciaio passando su un instabile morena, una volta arrivati sul ghiacciaio riusciamo finalmente a vedere la nostra vetta in tutto il suo splendore, un dente acuminato sulla roccia perfetta. Per arrivare alla sua base dobbiamo batter traccia per diverse ore su 40 cm di neve marcia, tra buchi e crepacci enormi. gli zaini sono comunque pesanti anche se li abbiamo alleggeriti un po', arriviamo ai piedi della nostra montagna molto stanchi e montiamo la nostra tenda su un blocco di granito sul nevaio posto a destra del ghiacciaio, la base non è liscia e nemmeno piana, come se non bastasse abbiamo una superficie utile poco più grande della nostra tenda, a valle abbiamo un salto di 10 m che arriva direttamente sul ghiacciaio, a monte abbiamo della roccia quasi verticale, non siamo comodi ma dormiamo benissimo da quanto siamo stanchi.


ghiacciaio Tasiilaq durante l'avvicinamento

Il giorno seguente ci svegliamo ed il panorama è mozzafiato, alle nostre spalle una parete enorme, davanti a noi una distesa di fiordi ricchi di iceberg e in lontananza l'infinita calotta glaciale. Di buon passo ci dirigiamo verso la parete che è incisa da una fitta rete di fessure, risaliamo un canale di neve con una pendenza di circa 50/60 gradi e arriviamo al nostro attacco. Senza incontrare troppe difficoltà apriamo i primi 4 tiri, le difficoltà sono contenute (massimo V+), la roccia è buona ma non delle migliori, ci si protegge comunque abbastanza bene grazie alle numerose fessure.


Apertura via arrampicata groenlandia

Alla fine del quarto tiro si apre davanti a noi una cengia lunga circa 10 metri e subito dietro un muro verticale solcato da un evidente diedro leggermente strapiombante, lo saliamo in libera fin circa metà dove un grosso blocco granitico sbarra la strada creando un tetto, con una lunga staffata riusciamo a posizionare un friend 0.75 bd nella fessura soprastante, dopo un altro paio di staffate il diedro perde verticalità lasciando spazio alla libera che segue una stupenda fessura fino alla sosta. Proseguiamo aprendo altri tiri più facili che seguono una linea molto logica tra diedri, camini e fessure con vari passaggi sul VI/VI+ da non sottovalutare visto l'ambiente e l'isolamento.

Dopo parecchie ore di arrampicata arriviamo in vetta, l'aria è gelida e un timido sole compare tra le nuvole, ammiriamo le infinite cime attorno a noi, mangiamo qualcosa e ci idratiamo con neve e sali minerali, siamo felicissimi, è la prima volta che apriamo una via e farlo in stile tradizionale in un posto come questo ci dà un senso di infinita gioia, manteniamo comunque alta la concentrazione visto che ci aspettano una serie di complesse calate. Cerchiamo fin da subito di fare calate corte ma la morfologia della montagna e la roccia con grip veramente eccezionale complicano parecchio il recupero delle corde, già alla prima calata la corda ci si avvolge attorno ad uno spuntone, dopo averle provate tutte risaliamo e allestiamo una calata intermedia, la seconda calata non dà troppi problemi, cosa che non succederà con la terza calata, mentre recuperiamo le corde il nodo ci si incastra in una fessura, noi cerchiamo di farlo saltare e di tirare ma anche questa volta non c'è nulla da fare, risaliamo le corde e oltre al danno anche la beffa, a forza di tirare il nodo si è incastrato a tal punto di diventare inamovibile anche tirando verso l'alto (cosa mai successa in anni di alpinismo sulle Alpi) così abbiamo tagliato l'ultimo pezzo di corda. Dà lì in poi le calate sono andate via via migliorando pur facendoci affaticare le braccia a forza di recuperare la corda che faceva attrito sulla roccia.

All'1 di notte arriviamo alla nostra tenda, dopo aver passato l'ultima ora sotto la pioggia, al buio e con le mani gelate senza che i guanti potessero far molto contro l'umidità della neve marcia del canale d'accesso. Senza nemmeno cenare entriamo nel sacco a pelo, siamo distrutti.

arrampicata fiordo Groenlandia

La probabile nuova via è stata aperta sull'ampia cresta/parete sud, informandoci il più possibile siamo giunti alla conclusione che la nostra dovrebbe essere la seconda salita di Asta Nunaat, dopo la prima effettuata nel 2006 da Andi Fichtner, Christop Hainz e Roger Schali lungo la loro Tartaruga (18 tiri 7b+ A2) sulla parete ovest. Pubblichiamo questo report per lasciare una traccia di quello che abbiamo fatto e per capire se altre persone sono state a scalare su questa vetta. In parete non abbiamo trovato nessun segno umano quindi pensiamo sia una nuova via, noi abbiamo abbandonato 7 chiodi e circa una decina di cordoni sulle soste di calata. La via abbiamo deciso di chiamarla "Gioielli Viventi" citando le parole che Robert Peroni ha usato per descriverci i bambini groenlandesi, qui i bambini non piangono e non si lamentano mai, vivono costantemente con il sorriso anche se hanno poco o nulla, molti di loro sono orfani, altri vivono situazioni difficili in famiglia (la popolazione groenlandese è stata messa in ginocchio dalle leggi che l'uomo bianco gli ha imposto, la limitazione della caccia alla foca e alla balena seguito dall'introduzione di un sostegno economico alle famiglie in modo da poter fare la spesa senza dover cacciare per vivere ha annientato lo spirito del cacciatore Inuit, l'uomo si è sentito sostituito da questo sostegno economico che permette di avere cibo e vari beni senza sforzo, ha iniziato così a sentirsi inutile andando incontro a problemi come la depressione e l'alcolismo) ma trovano ogni giorno la forza per sorridere.


bambini tinit est Groenlandia Kulusuk

tag: alpinismo spedizione Groenlandia


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